Ritrovarsi con l’arte: la mia esperienza a “L’Arte per Ritrovarsi”
È passato oramai un mese da quando ho partecipato a un evento speciale: L’Arte per Ritrovarsi. È stato un momento intenso, che ha unito arte, comunità, emozioni e condivisione, e ho sentito il bisogno di mettere su carta (anzi… su web) ciò che mi ha colpito davvero.
Il format nasce con l’idea di creare uno spazio dove l’arte non è solo estetica, ma cura, identità, respiro collettivo. Non importa se sei artista, poeta, semplicemente curioso: l’arte diventa un ponte, un luogo accogliente dove guardarsi dentro e riscoprirsi.
Nel mio intervento ho presentato il mio libro Chi viene e chi va, un progetto molto personale che intreccia poesia, illustrazione e riflessione sull’identità, i sentimenti, la trasformazione. È stata un’occasione preziosa per condividere con un pubblico attento e vario questo percorso, non come autore “da salotto” ma come artista che cerca verità: la propria e quella altrui.

Il momento in cui una delle fortunate ospiti ha ricevuto la mia opera in palio per la serata.
Quando l’arte diventa terapia, comunità, condivisione
Una delle caratteristiche più belle di “L’Arte per Ritrovarsi” è stata la sua natura inclusiva e partecipativa. Non solo spettacoli o mostre da osservare: talk, letture, confronti, laboratori, un mix pensato per dare spazio alle parole, alle emozioni, all’espressione individuale e collettiva.
Ho vissuto il momento con un senso di responsabilità e di apertura: siamo tutti parte della stessa tela, ognuno con la propria esperienza, spesso fatta di ferite, lotta, desiderio di essere visti e riconosciuti. E l’arte —la mia, la tua, quella di tutti— può essere una forma di cura.
Per me è stato importante vedere come anche chi non è “addetto ai lavori” possa trovare in un evento del genere uno spazio di ascolto: un luogo dove sentirsi a casa, liberi di esprimersi, di ascoltare, di condividere. La comunità che si è creata attorno a L’Arte per Ritrovarsi lo dimostra.
Cosa porto via da questa esperienza
Porto con me la consapevolezza che fare arte, ma soprattutto condividerla, può dare senso a percorsi individuali e collettivi. Ho visto che il mio lavoro, le mie poesie, le mie immagini, possono essere un ponte per emozioni, per chi cerca rifugio, riconoscimento, cura.
Ho ricevuto affetto, ascolto, interesse. Ho respirato la voglia di sentire, di essere, di incontrare. E ho capito che ogni opera, ogni verso, può diventare parte di una comunità.
Per chi segue la mia ricerca: L’Arte per Ritrovarsi è stato un segnale forte, un’iniezione di speranza. Per chi invece è distante: spero sia un invito a guardarsi dentro, a cercare, a provarci.

